“MOMMY” di Xavier Dolan (2014)

Mommy racconta la storia di un adolescente affetto da un disturbo oppositivo-provocatorio e dal difficile rapporto con la madre.

In un possibile futuro prossimo, il Canada ha approvato una controversa legge, denominata S-14, che consente ai parenti di minori difficili, in caso di emergenza, di effettuare un ricovero coatto presso un istituto psichiatrico, saltando la procedura legale. Diane “Die” Despres, una vedova di 46 anni, spirito anticonformista e forza imprevedibile della natura, entra nel centro di recupero al quale Steve, il figlio quindicenne, è stato affidato dopo la morte del padre. La madre lo aveva messo in una comunità di recupero, ma la severa istitutrice che l’accoglie, la informa sull’ennesima violenza di Steve: ha dato fuoco all’attrezzatura della sala mensa, causando gravi danni e bruciature al viso di un compagno. Diane deve riprenderselo. A nulla valgono le recriminazioni della madre che sa di non poter accudire Steve continuando a lavorare.

Madre e figlio si riuniscono e si capisce immediatamente che formano un duo esplosivo, fatto di amore, violenza, tenerezze e insulti. Diane è una donna dura, provata dalla vita e con la pelle spessa. Con i suoi capelli biondi e i grandi occhi azzurri, Steve può sembrare per un attimo un angelo, per poi comportarsi subito dopo in modo diabolico, esibendo un’aggressività senza freno. Il suo rapporto con la madre è possessivo e marcatamente sessuale: il bacio sulla bocca, la danza sensuale, le provocazioni verbali sono stimoli cui Diane si sottrae ma non senza un certo compiacimento. In questo gioco, al limite del dramma, si inserisce la dirimpettaia, Kyla, un’insegnante di scuola secondaria che ha preso un anno sabbatico per curare una balbuzie invalidante, provocata da un grave ma ignoto episodio, accaduto due anni prima (probabilmente la morte di un figlio).

PERCHE’ GUARDARLO?
Mommy è un film dolce, violento, divertente e straziante allo stesso tempo. L’emotività dei personaggi pervade gli spettatori e obbliga loro a mettersi nei panni di un genitore, il/la cui figlio/a mostra delle difficoltà nella gestione delle emozioni o di un adolescente che non riesce a modulare ciò che prova e, di conseguenza, i propri comportamenti.