“Ragazze Interrotte” di James Mangold (1999)

Ragazze Interrotte è un film che racconta il mondo della psicopatologia dall’interno. La protagonista, Susan, dopo aver ingerito un flacone di aspirine con una bottiglia di vodka, viene ricoverata all’interno di un ospedale psichiatrico, dove non c’è spazio per l’intimità personale e gli ambienti sono condivisi con altre pazienti. Le ragazze “interrotte” fanno amicizia, si alleano contro il mondo, rappresentato da medici e infermieri. Ecco, il personale dell’ospedale viene percepito come ostile, nemico, non perché davvero lo sia o lo manifesti con comportamenti negativi, ma perché finalmente le ragazze ricoverate si sentono adeguate al contesto in cui sono. Per la prima volta non sono loro quelle “sbagliate”, possono essere quello che sono e vengono capite, validate.

 

La citazione, tratta dal film “Ragazze interrotte”, mette in luce degli aspetti importanti per comprendere la psicopatologia: la follia siete voi o io… amplificati. Tutti siamo un po’ borderline, narcisisti, bipolari… quello che ci permette di non scivolare nell’abisso della psicopatologia è la capacità di riuscire a tenere a bada tutto quello che siamo, senza soffrirne in modo sproporzionato.

 

Dichiarata sana e rispedita nel mondo. Diagnosi finale: borderline recuperata. Che cosa voglia dire ancora non lo so. Sono mai stata matta? Forse sì o forse è matta la vita. […] La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io… amplificati. Se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto, se avete mai desiderato di poter restare bambini, in eterno… Non erano perfette, ma erano amiche mie. Negli anni 70 quasi tutte erano uscite e vivevano la loro vita. Alcune le ho riviste, altre no, mai più. Ma non c’è un giorno in cui il mio cuore non le ritrovi.