Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da una prospettiva cognitivista

Il disturbo ossessivo – compulsivo è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni, ossia idee, pensieri, o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente e vengono vissuti come fastidiosi e privi di senso; e compulsioni, ossia atti mentali (pregare, contare, ripetere parole) o comportamentali (controllare, pulire, ordinare) ripetitivi, messi in atto secondo regole precise allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio o una situazione temuta.

Facciamo alcuni esempi di ossessioni… pensieri quali “potrei prendere l’Hiv se toccassi la porta del bagno del locale” oppure “non devo pensare al nome delle persone a cui voglio bene in ospedale, altrimenti potrebbe succedere qualcosa di brutto” oppure ancora “se non controllo che tutti i file sono chiusi, succederà qualcosa di brutto”, ecc.

Ad ogni ossessione, spesso, corrisponde una compulsione, cioè, come dicevamo prima, un comportamento che neutralizza il pensiero di riferimento. Ad esempio, l’ossessione “le mie mani sono piene di germi” potrebbe portare il soggetto a lavarsi in continuazione.

Secondo la prospettiva cognitivista, la condotta ossessiva è un’attività finalizzata a raggiungere degli scopi e risolvere dei problemi: proprio come tutti i comportamenti dell’essere umano. Gli scopi che regolano le ossessioni sono: lo scopo di prevenire una colpa e lo scopo di proteggersi da contaminazione.

Al contrario, infatti, di quello che si può pensare in un primo momento (e cioè che una persona con disturbo ossessivo compulsivo sia guidato dalla paura di eventi dannosi, come una malattia infettiva o la morte ecc.), ad essere centrale in questa patologia è proprio il senso di colpa. Non a caso, infatti, un forte senso di responsabilità e la rigidità morale (data per esempio da un’educazione particolarmente severa o nella quale le punizioni sono sproporzionate rispetto al danno) sono elementi che possono rendere la persona vulnerabile al disturbo.

Inoltre, gli studi ci dicono che, se i soggetti ossessivi si trovano in situazioni di assoluta mancanza di potere (e quindi di responsabilità), si ha una netta diminuzione dell’ansia e dei comportamenti conseguenti, mentre se lo scopo reale fosse quello di prevenire un danno e basta, allora si dovrebbe registrare un aumento della sintomatologia ansiosa.

Per questo motivo, gli interventi finalizzati a diminuire la responsabilità dei soggetti mostrano una variazione della sintomatologia.

Accanto al timore di colpa, come secondo scopo regolatore del disturbo ossessivo compulsivo si osserva il timore di contaminazione. Vi sono alcuni casi, infatti, in cui non sembra vi sia il coinvolgimento della colpa, piuttosto, sembra che lo scopo in gioco sia prevenire la contaminazione da sostanze disgustose, anche se innocue per la salute.

In effetti, i pazienti con questi sintomi risultano particolarmente sensibili al disgusto. Questa sensibilità nasce da esperienze in cui viene minato il senso di dignità umana e da cui deriva, quindi, possibilità di disprezzo. I pazienti con DOC, quindi, sono particolarmente sensibili al disgusto proprio perché hanno, più di altri pazienti e soggetti non clinici, l’aspettativa che saranno disprezzati, ovvero esposti ad atteggianti ostili, critici e ingiustificati dagli altri in conseguenza ad una loro colpa.