Invidia

L’invidia è un’emozione secondaria o culturalmente appresa. Che cosa significa? Diversamente dalle emozioni primarie e universali (gioia, paura, rabbia, sorpresa, disgusto, tristezza), i bambini imparano culturalmente e quindi in modi diversi, a esperire questa emozione.

Tra tutte le emozioni negative, cioè quelle che non desidereremmo provare, l’invidia è quella meno riconosciuta a livello sociale. L’invidioso non è mai ben visto. Se provi invidia, sei una persona in qualche modo “sbagliata”. Rispetto ad altre emozioni negative, come la rabbia o la paura, che vengono giustificate dall’esterno, l’invidia non lo è.

Se sei arrabbiato, ti viene riconosciuto il diritto di provare rabbia per le motivazioni che tu apporti, quindi vieni ascoltato, calmato e lasciato sfogare. Se sei spaventato, ti viene riconosciuto il diritto di avere paura e di esprimerla, per cui vieni compreso, rassicurato e consolato. Tutto ciò non si verifica con l’invidia: dietro questa emozione si cela, infatti, un giudizio sociale che porta le persone a nascondere il sentimento.

Proviamo a conoscerla un po’ meglio…

Andrea è invidioso di Marco perché è un personaggio molto popolare. Quindi, potremmo dire che:

  • Andrea vorrebbe essere un personaggio molto popolare;
  • crede di non poterlo essere;
  • crede che Marco lo sia e per questo prova invidia.

L’invidia ha tanto a che fare con il concetto di potere; in effetti, nasce proprio dal confronto tra la percezione del proprio potere e quello di un’altro in relazione ad uno scopo (essere molto popolare, nell’esempio di prima) o a un bene. Chi invidia si percepisce inferiore, difettoso rispetto a tale potere e prova malanimo nei confronti dell’invidiato, ne desidera il male. Come dicevamo poco fa, questa emozione non viene riconosciuta, anzi, viene considerata un sentimento “ingiusto” e “ingiustificato” anche agli occhi dello stesso invidioso.

L’invidioso non causa necessariamente un danno all’invidiato, né gli impedisce – direttamente o indirettamente – di procurarsi il bene desiderato o di raggiungere il suo scopo; in alcuni casi l’invidiato non è neanche responsabile delle proprie fortune (riferendoci sempre all’esempio di Marco, in questo caso egli possiede delle qualità personologiche che gli permettono di essere piacevole agli occhi degli altri); in molti altri casi l’invidiato semplicemente merita di possedere ciò che possiede, non lo ha né rubato né trovato per caso, lo ha sudato e guadagnato grazie all’impegno e al talento.

Come agisce l’invidioso?

L’invidioso soffre molto quando si trova in questa situazione perché deve scontrarsi con la frustrazione di non possedere il bene desiderato (essere popolare), crede che il fatto di provare invidia sia indicativo della sua mancanza di potere (non posso essere popolare) e, infine, deve accettare di provare un’emozione così maligna.

Per questo motivo, l’invidioso cercherà di allontanare dalla sua esperienza personale questa emozione e lo farà in 3 diversi modi:

  1. Negando le ragioni del confronto con l’invidiato (non è vero che m’importa così tanto essere popolare);
  2. Provando a non sentire l’invidia, cercando di essere felice per il successo dell’altro (sono contento che piaccia a tante persone, è un bravo ragazzo);
  3. Legittimando la propria emozione, ritenendo che l’altro ha raggiunto il bene o scopo che lui tanto desidera in modo ingiusto (certo che è popolare, è un furbo che calcola bene come intrecciare amicizie).