Senso di colpa

Il senso di colpa ci assale quando crediamo di aver fatto qualcosa di male. E’ il termometro delle nostre azioni: ci indica ciò che consideriamo buono o cattivo e ci permette di valutare il nostro comportamento.

Quella della colpa è un’emozione complessa. Sara si sente in colpa verso Maria perché le ha causato un danno. Il fulcro di questa situazione è il senso di responsabilità che prova Sara: avrebbe potuto non farlo oppure avrebbe potuto capire che stava causando un danno (quando non si ha la consapevolezza) e Maria non meritava di subire un danno.

Come abbiamo appena visto, quindi, questa emozione è costituita da diversi presupposti: la percezione di un danno (questa azione è negativa), la responsabilità del danno (sono stata io a creare la situazione negativa), la credenza che l’altra persona non meriti il danno subito (Maria, nel caso dell’esempio, non se lo meritava).

Senso di colpa, che cosa fare?

Chi prova questa emozione, essendo spiacevole, tende a fare qualcosa per eliminarla, per smettere di sentirne gli effetti. Innanzitutto, manifesta l’impulso riparatorio: ossia cerca di aiutare, si preoccupa per la persona alla quale ha recato un danno; ricerca una sorta di autopunizione per espiare le sue colpe, comincia a desiderare che quell’azione non si fosse verificata (anche se l’evento è già avvenuto, questo pensiero non è inutile: serve a provare rimorso, aiutando la persona a non commettere più quell’errore) e, infine, si cerca di espiare le proprie colpe attraverso i buoni propositi di non farlo più.

Esistono altre tipologie di senso di colpa…

A volte, i danni ce li creiamo da soli e finiamo per provare senso di colpa nei nostri confronti, oppure proviamo il cosiddetto senso di colpa morale, per non aver ascoltato i nostri precetti etici ma senza aver recato danno a qualcuno. Esiste, poi, un altro senso di colpa… quello dell’innocente, meglio noto, soprattutto in letteratura, come il senso di colpa del sopravvissuto. Ci sarà sicuramente, tra i miei lettori, qualcuno che ha letto “Se questo è un uomo” di P. Levi. L’autore incarna proprio questo tipo di emozione, che traspare in tutti i suoi scritti. Primo Levi è un sopravvissuto all’olocausto ed è stato tormentato, per tutta la sua vita, dalla colpa di essere riuscito a salvarsi. In questo caso, l’emozione non deriva dalla credenza di aver arrecato un danno a qualcuno ma piuttosto di non aver fatto nulla per meritare la salvezza.