La trappola dell’abbandono

Tutti noi viviamo in situazioni dalle quali ci sentiamo intrappolati. Per esempio, rimaniamo ripetutamente coinvolti in relazioni con persone che si mostrano fredde e distaccate nei nostri confronti, oppure tendiamo ad anteporre i problemi degli altri ai nostri al punto che le nostre esigenze non vengono mai soddisfatte, o ancora ci accorgiamo che, nonostante l’approvazione degli altri, continuiamo a sentirci infelici e non realizzati…

Problemi come questi vengono definiti, da alcuni autori, trappole e in questo articolo vi parlo della trappola dell’abbandono, che riscontro spesso nelle persone che incontro durante l’attività clinica.

In cosa consiste esattamente questa trappola dell’abbandono?

Fondamentalmente, le persone con questo tipo di trappola sono convinte di perdere le persone che amano e di rimanere per sempre senza legami affettivi. Qualunque sia l’evento temuto – che la persona cara possa andar via, lasciarli o morire – vivono sempre con l’idea che un giorno rimarranno soli. Questa trappola, quindi, suscita in loro un senso di disperazione nei confronti dell’amore: sono convinti che per quanto le cose sembrino andar bene, le loro relazioni siano destinate al fallimento.

Per loro è difficile credere che qualcuno gli starà vicino e continui in qualche modo ad esserlo anche quando non è presente fisicamente. Per tanti, una breve separazione dal proprio partner non è causa di particolari sofferenze: c’è la consapevolezza che la relazione sopravviverà intatta alla separazione. Ma con la trappola dell’abbandono questo senso di sicurezza manca.

Desiderano stare sempre vicini ai loro cari e si arrabbiano o spaventano esageratamente di fronte alla possibilità di un qualsiasi tipo di separazione, per quanto breve possa essere. Soprattutto nelle relazioni sentimentali, si sentono emotivamente dipendenti dal partner e temono di perdere il legame d’intimità con lui/lei. Non è necessario, infatti, che si tratti di separazioni definitive o fisiche: a causa dello loro estrema sensibilità, le persone con la trappola dell’abbandono spesso interpretano osservazioni del tutto innocenti come intenzione del partner di lasciarli.

Questa trappola è sempre attiva?

No, la trappola può non attivarsi nei rapporti superficiali o di amicizia. Solitamente, viene attivata nelle relazioni più intime, nelle quali ci sentiamo più vulnerabili e coinvolti affettivamente. In queste situazioni, si può verificare che il partner si comporti in modo annoiato o distratto o che manifesti interesse per attività che presuppongano l’allontanamento temporaneo della coppia: qualsiasi cosa preveda l’interruzione del “contatto” può attivare la trappola, anche se non ha nulla a che vedere con un abbandono o una perdita reale.

Le origini dell’abbandono

Come per la maggior parte dei processi e delle sfumature psicologiche che ci caratterizzano, anche in questo caso è necessario parlare di diverse variabili che portano le persone a esperire la trappola dell’abbandono. I ricercatori impegnati negli studi sui bambini piccoli hanno osservato che alcuni bambini reagiscono alla separazione in modo molto più intenso di altri. Ciò suggerisce che alcune persone potrebbero essere biologicamente predisposte a sviluppare la trappola dell’abbandono. Tuttavia, se l’infanzia è stata caratterizzata da relazioni affettive stabili, allora anche chi è predisposto potrebbe non sviluppare mai la trappola. D’altra parte, alcuni ambienti familiari sono così instabili, costellati di perdite o al contrario iperprotettivi (non lasciando al bambino spazio per misurarsi ed esplorare in sicurezza) che, anche se non predisposte biologicamente, le persone che crescono in queste situazioni potrebbero svilupparla.

Trappola dell’abbandono: cosa fare?

Se la trappola vi suona familiare e vi siete riconosciuti nella descrizione delle righe precedenti, vi vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che non vuole essere risolutivo ma mettere a disposizione un’occasione per ragionare su alcuni vostri comportamenti.

  1. Cercate di riflettere sulla vostra eventuale predisposizione biologica a sviluppare questa trappola: siete sempre stati persone emotive? da piccoli avete avuto difficoltà a separarvi dalle persone care? è stato difficile per voi affrontare il primo giorno di scuola oppure trascorrere la notte lontano dalla famiglia? Vi turbava l’assenza dei vostri genitori, anche per brevi periodi?
  2. Cercate di diventare consapevoli dei vostri sentimenti di abbandono: riconoscerli e imparare a dar loro un nome vi può aiutare a controllarli meglio e far sì che non abbiano la meglio su di voi.
  3. Riesaminate le vostre relazioni passate e individuatene i modelli ricorrenti: che cosa è andato storto? il vostro partner era inaffidabile? scegliete sempre persone che hanno maggiori probabilità di lasciarvi? siete stati così gelosi e possessivi da spingere la persona ad andarsene?
  4. Evitate partner instabili, ambivalenti, poco desiderosi di impegnarsi seriamente in una relazione, anche se suscitano in voi una notevole attrazione.
  5. Quando trovate un partner che è stabile e desideroso di impegnarsi nella relazione, dategli fiducia: dopo tanti abbandoni, non è facile imparare a fidarsi ma è l’unico modo per uscire dal circolo vizioso e sentirsi realizzati in amore.
  6. Lasciate al vostro partner il suo spazio, non fatevi prendere dalla gelosia e non lasciatevi andare a reazioni eccessive in occasione di separazioni del tutto normali all’interno di un sano rapporto di coppia.